Parrocchia Santuario Mater Domini
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5.0
5,0 de 5 burbujas5 opiniones
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andreas88le
Lecce, Italia2.462 aportes
5,0 de 5 burbujas
mar. de 2022
Una bella chiesa, ci sono stato in occasione del matrimonio di un amico. Imponente all'esterno caratterizzata da una grande cupola e un piazzale ampio antistante, mentre l'interno si presenta abbastanza semplice e ben curato. Da visitare se ci si trova a Mesagne.
Escrita el 15 de julio de 2022
Esta opinión es la opinión subjetiva de un miembro de Tripadvisor, no de Tripadvisor LLC. Tripadvisor les hace controles a todas las opiniones.

Rino C
Mesagne, Italia32 aportes
5,0 de 5 burbujas
abr. de 2019 • Amigos
Infatti si può ascoltare il Coro e in qualche occasione anche un concerto di musica della Settimana Santa in compagnia della Banda Cittadina.
Escrita el 7 de mayo de 2019
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Mario L
125 aportes
5,0 de 5 burbujas
sept. de 2018 • Amigos
Il Martedì Santo del 1598, il 17 marzo, una povera contadina, pregando davanti a un’edicola mariana, vide che scorreva, dalla faccia di quella miracolosa figura, in abbondanza il sudore. A seguito anche di guarigioni ritenute miracolose si decise di costruire una chiesa, la cui fabbrica fu probabilmente avviata a opera del copertinese Evangelio Profilo (1571-1655), ricostruttore della chiesa del Rosario in Copertino, autore della chiesa di Santa Maria degli Angeli del convento dei Cappuccini di Scorrano. Fu essa proseguita da Michele Profilo; l’impianto, a croce greca, ben visibile anche dall’esterno, sarebbe stato ultimato nel 1605. La cupola maiolicata su tamburo sarebbe stata innalzata molto più tardi, a partire dal 1688. A tale scopo in quell’anno l’arcivescovo Francesco Ramirez (1689-97) costituì un’apposita confraternita, composta da contadini, detta degli Schiavi di Maria, che supervisionò i lavori e si prodigò per reperire i mezzi finanziari per la grande impresa. Il pio sodalizio ebbe cura di solennizzare l’annuale festa, nella domenica successiva la Pasqua. Si può ritenere che nella progettazione abbia avuto ruolo non secondario Salvatore Miccoli di Lequile (Le), esperto nella costruzione di edifici a pianta centrale con cupola. Le peculiarità formali della pianta e dell’alzato sino all’imposta del tamburo trovano non casuali riscontri nel coevo panorama salentino. Nella cupola chiaro pare il riferimento, come avviene in tutto il Salento, alla tradizione napoletana per le paraste che terminano con volute, le finestre timpanate per il tamburo, l’estradosso solcato da nervature che finiscono sulla lanterna.
La pianta del santuario è inscritta in un quadrato i cui assi medi coincidono con i quattro punti cardinali e simboleggiano la croce e il sacrificio del Cristo; l’impianto centrale, il cilindro e la cupola rappresentano l’ascensione verso la volta celeste.
Le articolazioni spaziali interne si compongono di quattro bracci con brevi volte a botte, terminanti a mo’ di catini con volte brindisine. Al centro il tamburo, con otto paraste e altrettante finestre, libera nell’aria l’intradosso suddiviso in otto vele culminanti alla base della lanterna, situata all’altezza di m. 30. La facciata trovò definizione nell’occasione della costruzione della cupola; come quella è modulata sul ritmo del sei e come quella raffrontabile al San Vito di Lequile, realizzato dal Miccoli; fu allora costruito l’elegante fastigio curvilineo. Il portale è inquadrato fra due colonne con capitelli ionici.
Sopra il cornicione partigiano è un’ampia finestra; due statue sono in corrispondenza delle colonne e altre due nelle nicchie sui riquadri laterali della facciata al piano terra.
All’interno della chiesa sono dipinti di pittori locali denotanti risonanze con le scuole nazionali di quel periodo. Sull’altare maggiore, di stile barocco, troneggia la medievale icona della Vergine Mater Domini, ridipinta dal pittore mesagnese Gian Pietro Zullo (1557-1619).
Nei quattro pinnacoli, fra l’imposta del tamburo e gli archi maggiori, sono riprodotti i quattro evangelisti: San Matteo, San Luca, San Marco e San Giovanni, di autore ignoto, che riproducono con fedeltà quelli dipinti dal Domenichino nella chiesa di Sant’Andrea della Valle a Roma.
All’ingresso principale si conservano due tele realizzate, nel 1954, dal pittore mesagnese Francesco Rizzi: lo Sposalizio della Vergine e la Sacra Famiglia.
Nelle lunette dei portali nord e sud sono settecentesche tele di autore ignoto d’ambito meridionale: l’Assunzione e l’Annunciazione.
La seicentesca tela della Pietà, di bottega salentina, come stile, si colloca all’interno delle direttive emanate dopo il concilio di Trento.
Altre opere arricchiscono l’interno della chiesa quali l’Incredulità di san Tommaso, attribuita al mesagnese Gian Pietro Zullo (1557-1619), l’Apparizione della Vergine a San Biagio, di settecentesca bottega pugliese, il Martirio dei Santi Cosma e Damiano, forse di Domenico Pinca (1740-1813), il Cristo Morto, il Padre Eterno, la Santa Lucia di settecentesche botteghe salentine.
Alcune ripropongono immagini desunte da Raffaello, probabilmente ideale maestro di alcuni artisti operanti a Mesagne. Il San Francesco d’Assisi scolpito in pietra a tutto tondo, proveniente dall’ex convento dei Cappuccini, è opera dei primi del ‘600 di artista ancora legato a stilemi rinascimentali.
Escrita el 4 de octubre de 2018
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Cosimo
Bríndisi, Italia220 aportes
5,0 de 5 burbujas
ago. de 2018
È una chiesa molto bella caratterizzata dal grande cupolone che è visibile mentre arrivi a Mesagne. L’interno bello e ben curato dove si venera l’icona della Madre di Dio. Santuario costruito dopo alcuni miracoli.
Escrita el 5 de agosto de 2018
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Tania C
Perugia, Italia890 aportes
4,0 de 5 burbujas
ago. de 2017 • Solitario
Si tratta di uno degli edifici sacri più belli di Mesagne (che di belli ne ha tanti). È un po' meno nota perché non è proprio in centro storico ma la cittadina è piccola e si raggiunge tutto velocemente. Si tratta di un edificio a croce greca sormontato da una cupola coloratissima. Si vede da lontano. Non so dare informazioni storiche ma basta cercare informazioni sui principali portali on line.
Escrita el 26 de agosto de 2017
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